
Nome scientifico “arbutus unedo” in quanto Plinio il Vecchio sosteneva che fosse sufficiente mangiarne solo uno essendo ricco di sostanze.
Data l’abbondanza di corbezzoli, komaros, i coloni greci siracusani fondatori di Ancona diedero nome al monte con questo fru.o, che si trasformò in la no cumerium e infine l’attuale Conero.
Tipico della macchia mediterranea, cresce in ambienti semi aridi in quanto non necessita di molta acqua. Generalmente presente in cespugli o alberi al fino dieci metri, questa pianta sempreverde dalle foglie ovali e fiori in grappoli a forma di campanula, fa frutti grandi circa due centimetri di diametro con piccole protuberanze piuttosto rigide che nel periodo di maturazione si trasformano dal giallo fino ad assumere il caratteristico colore rosso intenso.
I frutti si possono mangiare freschi o anche trasformarli in grappa, vino e marmellate. Molto apprezzato il miele di Corbezzolo dal sapore amarognolo e aromatico.
Frequente è l’uso in erboristeria sia delle foglie che dei frutti, ma anche per scopi ornamentali. Il colore verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti, sono stati ispirazione per la bandiera nazionale italiana divenendo simbolo dell’unità nazionale, simbolo patrio.
È rappresentato un ramoscello di corbezzolo sullo stemma della provincia di Ancona.
Una leggenda popolare narra di un pescatore di nome Conero il quale salvò un delfino ricevendo in cambio la protezione degli dei per il monte che oggi porta il suo nome.





